BATTITI DEL MUORE
Ma perché stanno facendo tardi. Uffa. Non vedo l’ora di entrare.
Chissà cosa vedremo a teatro.
Che bello.
Io non capisco molto, a volte le parole sfuggono via dalla mia testa e non capisco, ma la musica l’emozione si rintana completamente dentro di me. Mi spunta un paio di ali gigantesche. Volo nel cielo. Velocissimo. E scopro che le stelle non sono lucine dell’albero di natale ma morbidissimi letti di piume luminose. Ho le ali e le mani piene di deliziosissime meringhe che mangio se mi va, mentre gioco e rido con gli stormi.
Uffaaa, ma perché non arrivano?
E rieccoli quei tre. Oddiomio, adesso dove mi nascondo? DOVE? Qui in mezzo alla piazza non c’è nessun cassonetto dentro il quale io possa buttarmi. Oddio mio. Voglio le ali, voglio volare via. E adesso, questa volta cosa mi faranno? Ti prego ti prego ti prego mandali via
-COSA VOLETE???? LASCIATEMI STARE???? ANDATE VIAA!!!!! –
NO NO NO NO ….
E così sei tornato… amore mio amatissimo come hai fatto a trovarmi? Non eri in carcere? E come hai fatto a trasformarti in tre persone?
Non volo, cado veloce.
Niente stelle luminose ma lampi di dolore che mi accecano.
Perché mi picchi ancora?
Fallo se vuoi, continua, ma io non posso non amare,
non posso fingermi tigre se sono una canzone.
Non so travestirmi da cemento, perché io sono acqua.
Sento i loro calci nello stomaco, rivivo quelli che mi ha dato lui, ma – che strano! – mi torna in mente quella volta che si è addormentato con la testa sul mio ventre mentre guardavamo la TV.
Sento i vostri pugni, li sento tutti.
E’ il prezzo da pagare aspettando che quelle mani si aprano e mi tocchino?
Che strano sapore le mie meringhe hanno un nauseante sapore di metallo.
Le vedo le vostre bocche contratte mentre mi sputate,
vedo la bocca sguaiata del mio amato mentre mi insulta, ma io mi ricordo i suoi baci.
Non capisco nemmeno le loro parole, come quelle che pronunciano gli attori a teatro,
Non sento più la polvere dentro le mie narici. Sono andati via? O sono poi riuscito a nascondermi in un cassonetto.
Speriamo che nessuno si sia accorto di niente fra tutte quelle persone lì in fondo. Chissà se verranno anche loro a teatro.
Qualcuno si avvicina.
Non arriva zia, ma perché?
- STO BENE, STO BENE. NON E’ SUCCESSO NIENTE –
Lasciatemi entrare, voglio volare via da tutti voi.
Voglio le stelle, le nuvole e le piume e tutto quanto l’amore non mi ha mai concesso e non mi concederà mai.
Repubblica — 13 marzo 2009 pagina 18 sezione: CRONACA
PORDENONE - «Dai, andiamo a dare una lezione ai froci». Così, solo per noia, in un venerdì qualunque d' inverno, a Pordenone, un «commando» di tre uomini - due ragazzi di poco più di vent' anni e uno di 43 - ha aperto la caccia all' omosessuale nel pieno centro della cittadina ricca e industrializzata al confine fra Friuli e Veneto. E l' hanno trovato, il gay. Un ragazzo disabile di trent' anni, finito in coma nel 2002 dopo essere stato pestato a morte dall' ex compagno. E che non si è mai più ripreso da quel trauma. Un' aggressione brutale e «vigliacca», l' ha definita il questore di Pordenone, Antonio Maiorano, che risale al 23 gennaio scorso, ma che è stata resa nota solo ieri quando la polizia ha individuato gli aggressori e concluso le indagini su Nicola Tuan, 23 anni di Pordenone, già indagato per scritte razziste, Federico Scabbio, 21 anni di Porcia e Stefano Ostaria, 43 anni, anche lui di Pordenone. Fuori è buio. Sono appena passate le nove e mezza della sera. Fa freddo. Ma la scena di quel pestaggio sembra non stupire nessuno. La gente, poca, che passa di lì tira dritto. Solo un barista vede tutto e chiama la Polizia. Ma è già tardi. Quando gli agenti arrivano i tre aggressori sono già fuggiti nel buio. In piazza quella sera rimane solo il disabile gay, riempito di botte e sotto choc. Alla polizia non vuole raccontare niente. Non vuole denunciare quella gente. Resta lì, in piedi, ad attendere che alcuni parenti - racconta - con i quali aveva appuntamento e che sono in ritardo, vadano a prenderlo. Il ricordo raggelante di sette anni prima lo chiude in se stesso: nel 2002, quando era militare in ferma breve volontaria, fu aggredito dal suo compagno. Pugni, calci, schiaffi fino a ridurlo in fin di vita. Rimase in coma. Per molto tempo. E le conseguenze di quelle botte se le porta ancora dietro nonostante anni di cure e riabilitazione. È proprio per quel trauma che è stato riconosciuto invalido al cento per cento e che oggi è in cura ai servizi sociali, dopo la condanna per tentato omicidio al suo ex. Un flash back da incubo, dunque, a distanza di anni, negli stessi luoghi. In quel centro di Pordenone che il sindaco della città Sergio Bolzonello non riconosce più: «È un fatto gravissimo questa non è la nostra città». In quelle strade che i tre aggressori - denunciati alla Procura per concorso in violenza privata aggravata - descrivono con freddezza: «Noi? Non sapevamo cosa fare quel venerdì sera. Volevamo dare una lezione ai froci del Bronx», il quartiere del battuage gay di Pordenone, a pochi passi dalla stazione. Poi una bugia per alleggerire le accuse: «Avevamo sentito dire c' era un pedofilo». E se Imma Battaglia, che per sabato mattina ha organizzato un sit-in davanti a Montecitorio, parla di «gesto che lascia senza parole», l' Arcigay chiede che Maroni intervenga «prima che ci scappi il morto». - TOMMASO C