mercoledì, 25 novembre 2009, ore 10:54
AGHIIIIII
Sorriderò, se non a  teeeee
 tatuaggio
Io spesso mi riprometto di parlare di tatuaggi. Mi inquietano, ma più che i tatuaggi in sé, l’idea che hanno le persone che se li fanno.
E racconto:
Salvatore.
Professione: fioraio in un paese di 1300 persone e dal quale non è mai uscito.
Adolescenza da obeso. Gay. Rapporto conflittuale con la madre.
Indossa un piumino di colore viola acceso. C’è molto da dire nel descrivere una personalità, ma credo che l’ultimo punto completi il quadro di Salvatore.
E’ una valanga egocentrica. Parla solo di sé – in verità non ho ancora conosciuto Siciliani che non lo facciano – io potrei avere i cadaveri nel congelatore, Saviano nel letto perché nessuno gli affitta una casa,  o essere solo completamente sordo e lui potrebbe non saperlo mai anche convivendo.
 
Esordisce: - ho 11 tatuaggi –
Io penso: - se se ne esce con l’emerita cazzatona stellare che i tatuaggi debbano essere dispari mi faccio prendere uno svenimento come Maurizia Paradiso. Dico: -ah davvero? E cosa ti sei tatuato? (lo so:  me le cerco – mai parlare di tatuaggi con qualcuno che ha più di un tatuaggio sul corpo – ma non potevo esimermi)
Fa la faccia della serie “non so se sei sufficientemente spiritualmente elevato da cogliere certi significati, ma proviamoci, perché i osono un generoso”  si solleva la manica della camicia del braccio sinistro e
GOUSH!
Una camionata di inchiostro sparsa su un avambraccio privo di qualunque massa muscolare.
 
Mi metto comodo e lui inizia. Ometto – giuro – tutti i miei pensieri estemporanei.
Questa è una croce la croce indica il cristo, la fede, la parte spirituale di me. Ai piedi della croce c’è un cuore  come ad indicare che la fede nasce solo da chi ama davvero. La croce ha le ali perché come diceva Wojtyla “fate volare le mie parole” (ma quando minchia ha potuto dire questa cagata! Scusate scusate, non ce l’ho fatta!). Queste sono le iniziali dei miei genitori perché sono legato inscindibilmente alle mie radici. Queste sono le iniziali dei miei nipotini: li ho dovuti allevare io dopo la morte del padre. Queste sono farfalle. Le farfalle ad indicare come da una creatura brutta ( promemoria: ricordarsi di fondare gruppo facebook a tutela delle crislidi!) possa nascere qualcosa di bello, questa è una fatina. la fatina è la mia tatuatrice. L’ho voluta così: sexy e con le ali. E tutto intorno nebbia ad indicare l’incertezza della nostra vita o – se vuoi – è un prato perché il prato dà l’idea della gioia primaverile e del correre in libertà a piedi nudi.
 
Adesso provate ad immaginare lo schifo d’immagine.
Una croce curvilinea un cuore alla base, tutto intorno delle farfalle e una fatina, in mezzo ad una foschia.
 
Vediamo il significato: lui ama quindi ha fede, siccome ha fede vola – e fin qui è bellissimo – ma se deve volare deve essere una farfalla anzi tante – perché magari ha vari sdoppiamenti di personalità – . Vola, anche se c’è una nebbia minchiachenebbia. Volando volando incontra una fatina.
- Ciao chi sei?
- Sono la tua tatuatrice?
- A parte il fatto “che minchia c’entri qua dentro’” ma la mia tatuatrice non è bona per niente come te?
 - Ma va mori’ ammazzato tu e tutta la razza tua!
 
E da questo le iniziali dei genitori e dei nipoti.
 
Per la cronaca: quello lui lo considerava un unico tatuaggio. Per gli altri 10 l’ho convinto a rinviare, avevo finito il Ballantines.
 
 
 
marmoezucchero
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mercoledì, 18 novembre 2009, ore 09:39
Fra’ Golino
 frate
Io non ho mai capito come faccia,
ma se c’è una pozza in cui sguazzano preti, frati, ma anche mulsulmani strani, eccentrici ed egocentrici io ci finisco sicuramente dentro.
Con tutte le scarpe – e a volte senza mutande -.
Battute a parte, è che io mi faccio assolutamente affascinare dalla capacità superiore di questa gente che riesce a far pascolare le capre in un campo di cavoli rimanendo tranquilli,
di confezionare petardi accanto ad un caminetto e di parlare di Infinito e gioia.
Di non farsi esplodere il cervello.
 
L’ultimo episodio, in ordine di tempo riguarda Peppe. Che da avvocato è diventato Frate e poi tornato a fare l’avvocato.
Io lo prendo in giro per la disinvoltura con cui ingurgita litri di alcool. Comprese battute sui presunti contenuti del calice dell’eucarestia di quando diceva messa.
Chiacchiere, cene, cinema, lo aiuto a traslocare, suo fratello mi installa dei programmi sul PC, “stasera vieni a casa”, “sì, ma cucino io”,…
 
Nella sua stanza mi dice, “adesso te lo mostro”. E giù battute sulle gigantesche dimensioni dei suoi attributi che sono insistente voce riportata da tutti quelli che mi ha presentato, madre compresa.
 
saio
Dall’armadio sfila un sacchetto. Con una delicatezza degna di un artificiere.
(scusate le foto, ma fatte con i lcellulare, con poca luce ed in fretta)
“ecco, questo è il mio saio”. Lo apre e penso che, magro com’è di Peppe ne sarebbero entrati 25 raccolti a fascina.
“e questo è il rosario che portavo legato alla vita”.
Chiedo di toccarlo – queste cose mi fanno scattare un’attenzione morbosa -.
Lo rigiro fra le dita, mirando le venature di quel legno che pare venga dagli ulivi del Getsemani.
Mi soffermo su una fessura.
 particolare saio
“No, vabbe’, quella l’ho fatta aprendo una bottiglia di birra!”
 
 
marmoezucchero
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mercoledì, 11 novembre 2009, ore 09:16
ALL’INDICE
 
Come gli chef assaggiano i cibi che cucinano non sarebbe male se qualche libraio leggesse qualche libro in più.
Magari non capiterebbe che:
- mi spiace, ma preferisco fare comunicazione tecnica precisa-  alla libreria Mondadori dell’aeroporto di Bologna, pochi giorni fa ho letto il seguente avviso:
 
 mondadori  RED bologna
mondadori RED bologna 0
E - congiunzione - con l'accento?!?!
Adorabilissimi i fiorellini (o sono farfalle?)
Adorabilissimo quel “- 50” che potrebbe significare anche “ MENO 50 €”, così mi compro un romanzo, mi debbono dare la differenza e mi pago anche il pranzo.
e i pallini sulle i al posto dei puntini? vogliamo parlarne?
.
So’ cose.
.
NB: la mia provocazione iniziale non deve spingere i poliziotti a spacciare cocaina per dovere professionale, magari al governatore del lazio ….
marmoezucchero
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lunedì, 02 novembre 2009, ore 11:04
LATTE MATERNO
 
Ho trascorso qualche giorno dalla mia vecchietta.
Qualche pensiero di troppo e mi sono svegliato nel cuore della notte.
Piano mi trascino in cucina, per non svegliare nessuno non accendo neppure la luce, ma accendo il televisore con il volume al minimo.
Piano apro i pensili recupero dei biscotti e una tazza.
Dal frigorifero, prendo il brick del latte.
Rasicurato e un po' assonnato, apro il tappo del brick e vado a versare il latte nella tazza,
nel buio si sente lancinante
PORCA DI UNA MISERIA MALEFICAAAAA!!!! – versione edulcorata -.
Passo a spiegare:
io prendo il brick, e svito il tappo, - la scena che mi si presentava davanti era pressappoco questa.
 
 busta latte 007
Inizio a versare, anche un po’ distratto dalle immagini delle televisione.
Il latte è dilagato ovunque! Proprio ovunque! Tranne che nella tazza.
Non uso mai una tovaglietta in questi casi, immaginate, allora, cosa è diventato il centrino che con amore mia madre mette al centro del tavolo.
E poi il pavimento …
e anche i miei boxer, sembravo reduce da una polluzione notturna.
 
Mentre bestemmiavo mi accorgevo che:
.
busta latte 006
busta latte 005
In pratica, la mia vecchietta, da retaggi antichissimi, la busta del latte l’ha aperta tagliando uno spicchio sulla piegatura superiore del tetrapack, e per permettere il giusto deflusso, ha tagliato anche lo spicchio dal lato opposto.
Come se non bastasse, i tagli li ha fatti verticali, e quindi lo tsunami a base di calcio era praticamente annunciato. Ho assistito allo sfociare di un fiume di paradiso musulmano (ma senza il miele grazie al cielo) che con il suo delta a tre affluenti arrivava nella cucina di casa mia.
 
E così alle tre di notte, piegato sul pavimento, sembravo un mix tra Cenerentola e la serva di Poppea dopo il fatidico bagno.
 
 
marmoezucchero
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martedì, 27 ottobre 2009, ore 16:01
UNA DOZZINA . GRAZIE.
tasto 
 

marmoezucchero
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venerdì, 16 ottobre 2009, ore 12:55
BATTITI DEL MUORE
blood 
Ma perché stanno facendo tardi. Uffa. Non vedo l’ora di entrare.
Chissà cosa vedremo a teatro.
Che bello.
Io non capisco molto, a volte le parole sfuggono via dalla mia testa e non capisco, ma la musica l’emozione si rintana completamente dentro di me. Mi spunta un paio di ali gigantesche. Volo nel cielo. Velocissimo. E scopro che le stelle non sono lucine dell’albero di natale ma morbidissimi letti di piume luminose. Ho le ali e le mani piene di deliziosissime meringhe che mangio se mi va, mentre gioco e rido con gli stormi.
Uffaaa, ma perché non arrivano?
 
E rieccoli quei tre. Oddiomio, adesso dove mi nascondo? DOVE? Qui in mezzo alla piazza non c’è nessun cassonetto dentro il quale io possa buttarmi. Oddio mio. Voglio le ali, voglio volare via. E adesso, questa volta cosa mi faranno? Ti prego ti prego ti prego mandali via
 
-COSA VOLETE???? LASCIATEMI STARE???? ANDATE VIAA!!!!! –
NO NO NO NO ….
 
E così sei tornato… amore mio amatissimo come hai fatto a trovarmi? Non eri in carcere? E come hai fatto a trasformarti in tre persone?
 
Non volo, cado veloce.
Niente stelle luminose ma lampi di dolore che mi accecano.
 
Perché mi picchi ancora?
Fallo se vuoi, continua, ma io non posso non amare,
non posso fingermi tigre se sono una canzone.
Non so travestirmi da cemento, perché io sono acqua.
 
Sento i loro calci nello stomaco, rivivo quelli che mi ha dato lui, ma – che strano! – mi torna in mente quella volta che si è addormentato con la testa sul mio ventre mentre guardavamo la TV.
Sento i vostri pugni, li sento tutti.
E’ il prezzo da pagare aspettando che quelle mani si aprano e mi tocchino?
 
Che strano sapore le mie meringhe hanno un nauseante sapore di metallo.
 
Le vedo le vostre bocche contratte mentre mi sputate,
vedo la bocca sguaiata del mio amato mentre mi insulta, ma io mi ricordo i suoi baci.
 
Non capisco nemmeno le loro parole, come quelle che pronunciano gli attori a teatro,
 
Non sento più la polvere dentro le mie narici. Sono andati via? O sono poi riuscito a nascondermi in un cassonetto.
 
Speriamo che nessuno si sia accorto di niente fra tutte quelle persone lì in fondo. Chissà se verranno anche loro a teatro.
Qualcuno si avvicina.
 
Non arriva zia, ma perché?
 
- STO BENE, STO BENE. NON E’ SUCCESSO NIENTE –
Lasciatemi entrare, voglio volare via da tutti voi.
Voglio le stelle, le nuvole e le piume e tutto quanto l’amore non mi ha mai concesso e non mi concederà mai.
 
 
Repubblica — 13 marzo 2009   pagina 18   sezione: CRONACA
PORDENONE - «Dai, andiamo a dare una lezione ai froci». Così, solo per noia, in un venerdì qualunque d' inverno, a Pordenone, un «commando» di tre uomini - due ragazzi di poco più di vent' anni e uno di 43 - ha aperto la caccia all' omosessuale nel pieno centro della cittadina ricca e industrializzata al confine fra Friuli e Veneto. E l' hanno trovato, il gay. Un ragazzo disabile di trent' anni, finito in coma nel 2002 dopo essere stato pestato a morte dall' ex compagno. E che non si è mai più ripreso da quel trauma. Un' aggressione brutale e «vigliacca», l' ha definita il questore di Pordenone, Antonio Maiorano, che risale al 23 gennaio scorso, ma che è stata resa nota solo ieri quando la polizia ha individuato gli aggressori e concluso le indagini su Nicola Tuan, 23 anni di Pordenone, già indagato per scritte razziste, Federico Scabbio, 21 anni di Porcia e Stefano Ostaria, 43 anni, anche lui di Pordenone. Fuori è buio. Sono appena passate le nove e mezza della sera. Fa freddo. Ma la scena di quel pestaggio sembra non stupire nessuno. La gente, poca, che passa di lì tira dritto. Solo un barista vede tutto e chiama la Polizia. Ma è già tardi. Quando gli agenti arrivano i tre aggressori sono già fuggiti nel buio. In piazza quella sera rimane solo il disabile gay, riempito di botte e sotto choc. Alla polizia non vuole raccontare niente. Non vuole denunciare quella gente. Resta lì, in piedi, ad attendere che alcuni parenti - racconta - con i quali aveva appuntamento e che sono in ritardo, vadano a prenderlo. Il ricordo raggelante di sette anni prima lo chiude in se stesso: nel 2002, quando era militare in ferma breve volontaria, fu aggredito dal suo compagno. Pugni, calci, schiaffi fino a ridurlo in fin di vita. Rimase in coma. Per molto tempo. E le conseguenze di quelle botte se le porta ancora dietro nonostante anni di cure e riabilitazione. È proprio per quel trauma che è stato riconosciuto invalido al cento per cento e che oggi è in cura ai servizi sociali, dopo la condanna per tentato omicidio al suo ex. Un flash back da incubo, dunque, a distanza di anni, negli stessi luoghi. In quel centro di Pordenone che il sindaco della città Sergio Bolzonello non riconosce più: «È un fatto gravissimo questa non è la nostra città». In quelle strade che i tre aggressori - denunciati alla Procura per concorso in violenza privata aggravata - descrivono con freddezza: «Noi? Non sapevamo cosa fare quel venerdì sera. Volevamo dare una lezione ai froci del Bronx», il quartiere del battuage gay di Pordenone, a pochi passi dalla stazione. Poi una bugia per alleggerire le accuse: «Avevamo sentito dire c' era un pedofilo». E se Imma Battaglia, che per sabato mattina ha organizzato un sit-in davanti a Montecitorio, parla di «gesto che lascia senza parole», l' Arcigay chiede che Maroni intervenga «prima che ci scappi il morto». - TOMMASO C
marmoezucchero
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martedì, 13 ottobre 2009, ore 10:32
WORDWORLD
parole 
Mesi di incertezze, di paure.
Ma le mie parole mi rimangono fedeli.
Nelle mail, nei miei curriculum vitae (in quale campo si scrive: “disponibilità a trasferirsi, anche all’estero, e a sfanculare ogni debolissimo tentativo di pace e sicurezza, su cui  questi avidissimi manager ed economi del cazzo ci hanno cacato sopra”?).
Le mie parole , blu cenere, elegantissime, mentre ruggirei il possibile (“ingegnere su, ingegnere giù,…”)
Le mie parole, bianco latte, per rassicurare mamma (“sto bene sto bene, sono solo un po’ stanco.”(…) “sì che ho mangiato” ).
Mi rimangono fedeli le mie parole,
e diventano d’acciaio cromato (“non ti innamorare di me. Sono una merda omicida”),
o di cioccolato fondente (“sei una bellissima statua sommersa”).
Diventano di birra (“lo voglio fare qui, in piedi in cucina”).
O solo di antico papiro (“dai vieni su msn”; “un giorno ti sposerò, anche se siamo due uomini”).
 
“Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi, pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto
strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate…
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi continuare
Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire… “ – pacifico -

marmoezucchero
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martedì, 29 settembre 2009, ore 10:34
DILLO CON UN FIORE
- schiatta! –
 
Stiracchiamenti, sorrisi, buongioooooorniiii vari.
C’è il sole. Si potrebbe andare a mare.
Palermo si sta svegliando piano.
Ci aspetta una passeggiata rilassata nel parco della Zisa.
.
“prendiamo solo un caffè e scendiamo alla pasticceria qui sotto!”
“si vabbe’, certo, ma andiamoci piano, ci aspetta una cena che potrebbe durare tutto il pomeriggio!”
“sì sì certo. Prendiamo – silenzio cinematografico – solo un IRIS”.
.
Mi vestivo provando ad immaginare l’Iris. Mi tornava in mente il quadro di Van Gogh con tutti i fiori bianchi e solo uno viola. Pensavo ad un dolce evanescente come i petali anzi ho anche pensato che magari nella ricetta fossero previsti proprio i petali. Pensavo ad essenze floreali come nella pastiera napoletana.
 
- crash cinematografico –
iris alla crema1iris alla crema2 
Bombolone di pan brioche, ripieno con una vagonata di crema alla ricotta arricchita di frutti canditi e scaglie di cioccolato.
Fritto. ( eccerto!)
Non prima di essere stato panato.
Proprio così, con il pangrattato.
 
Si è parlato di come a Catania, per renderlo più leggero – umorismo siciliano? – non lo farciscono con la crema di ricotta come si fa a Palermo, ma con la crema bianca o con la crema al cioccolato. Prego mirare foto esplicativa.
 
ripieno iris
Io, sarcastico, rivolto al pasticciere – che magari pensava volessi sapere gli ingredienti o la ricetta -: “scusi devo mangiarla? O la devo spalmare direttamente sui fianchi???”
 
 
marmoezucchero
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venerdì, 25 settembre 2009, ore 10:29
RABBRIVIDIAMO
 
Abitiamo a 1300 km di distanza.
Tifosodiverso ed io.
Chiacchierata su msn.
Facciamo discorsi come abitassimo da sempre sullo stesso pianerottolo.
Ma non ci siamo mai incontrati di persona e non ci siamo mai nemmeno sentiti al telefono.
 
Tifoso: - oggi non ho pranzato e ho una fame! Hai qualcosa nel frigorifero per me?
Marmo. – aspetta che controllo.
Apro davvero il frigorifero e soffoco un urlo
Tifoso: …
Marmo: Ommioddio ho il frigorifero di Sue Ellen. Ho solo roba da bere.
 
Condivido:
 
frigorifero 001 red
 
 
Elenco timorato:
- coca cola light
-  campari (ultima rimasta)
-  ingredienti per fare lo spritz (secondo ripiano dall’alto)
- birre (numero 8 bottiglie)
-  limoncello fatto in casa da mia madre (cassetto)
-  vodka alla pesca
-  vino avanzato dalla cena con andrea
-  vino avanzato alla cena con Katia e Marco
-  vino avanzato dalla cena con Peppe
-  prosecco in minibottiglie
-  bicchieri tenuti in fresco per gli aperitivi con la visita all’ultimo secondo (NO COMMENT)
 
Ma c’è anche la parte, come dire, sana:
- riso integrale
- insalata (in busta)
- yogurt
- latte di soia
- formaggi
 
 E per non rilassarsi mai troppo:
- burro e marmellata per colazioni con ospiti inattesi;
- salsa di soia, worcestershire, glassa di aceto balsamico, per cene improvvisate, ma di effetto;
- pesto fatto in casa dalla mia mamma per cene improvvisate, ma non di effetto.
 
Una cosa da brivido è:
- lime - nel porta uova -  da usare per il mojito
 
Niente tipo: prosciutto e sottilette, uova, latte, petto di pollo, … ommioddio.
marmoezucchero
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lunedì, 21 settembre 2009, ore 09:14
TUNNELL ELL ELL
 galleria
Mi diverte assai , non so detta da chi,
“c’è chi esce dal tunnel, io lo sto soppalcando!”
Ma oggi qui, siore e siori, non vogliamo parlare di dipendenze, droghe o depressioni, ma proprio delle gallerie che percorriamo in autostrada.
Ma chi è che sceglie i nomi?
CHI E’?
E voglio sapere quale sballo si induce prima di pronunciarsi.
 
Ditemi con quale spirito si può guidare dentro una galleria che si chiama
CAPRA COTTA
o
PISCI PISCIOTTO
O
ACQUA DEL DEMONIO
o
TRAVESTORTA
o più inquietantemente
LEGNO MARCIO
o
(And the winner is)
GALLERIA DEI MORTI.
 
E si vede pure la luce in fondo.
Cazzo, non è il sole, ma un camion che trasporta margarina che si è incendiato
 
 
marmoezucchero
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